Mattinata dedicata alle testimonianze degli esperti informatici dei Carabinieri del Reparto indagini telematiche del Ros di Roma alla dodicesima udienza del processo a carico di Giosuè Ruotolo, imputato per l’omicidio dei fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, uccisi a colpi di pistola la il 17 marzo 2015 nel parcheggio del palazzetto dello Sport di Pordenone.

Giosuè Ruotolo in una foto con la vittima Trifone Ragone

Il primo teste ha illustrato le attività informatiche svolte su tre computer, un fisso sequestrato a Somma Vesuviana su alcune ricerche effettuate in materia di armi, parte delle quali attinenti a materiali militari, rinvenuti in cluster non allocati; il pc fisso del fratello di Giosuè, su cui è stato rilevato un picco di cancellazione di oltre 7mila file, di cui 160 in cartelle utente avvenuto nel settembre 2015, fatto con un software automatico di cancellazione, ma – è stato riferito dal teste – file di sistema che non erano di interesse investigativo; e il notebook di Giosuè, da cui il 17 settembre sono stati cancellati file di sistema, operazione associata all’aggiornamento del sistema operativo.

Il secondo teste invece si è soffermato su alcune perquisizioni informatiche svolte su un dispositivo Apple, un Tom Tom, un applicativo Facebook, delle caselle di posta e il gioco “League of Legend”, parte di Giosué Ruotolo e parte di Teresa Costanza.

Gli investigatori, ha spiegato il teste, hanno accertato che nei periodi in cui c’è stata la conversazione con Teresa Costanza il profilo anonimo ha effettuato sempre il log-in con lo stesso ip fisso, quello intestato al 132esimo Reggimento carri. In qualche occasione si è connesso in seguito «con ip successivi geolocalizzati nell’hinterland vesuviano gestiti dalla Wind», ha spiegato il teste, soffermandosi sul raffronto tra l’attività del profilo anonimo e quello di Ruotolo che ha evidenziato un’alternanza degli accessi ai profili dalla caserma in tempi ristretti, anche di un minuto tra il log-out di uno e il log-in dell’altro.

Gli altri due testi hanno riferito gli esiti degli accertamenti informatici eseguiti sui computer di Giosuè, su quello verosimilmente in uso al fratello e su altro materiale informatico dell’indagato e di una delle due vittime, Teresa.