«Ho appreso della prossima messa in onda di una serie Tv sulla vita di Raffaele Cutolo, già nel film di Giuseppe Tornatore “Il camorrista”’. Quando si trattano argomenti come questo c’è il rischio, purtroppo, che una platea di persone senza cognizione storica, come può essere quella giovanile, idealizzi degli esempi di vita negativi». A dirlo è Graziella Ammaturo, la figlia del vicequestore Antonio ammazzato assieme all’agente Pasquale
Paola il 15 luglio del 1982 a Napoli.

«Mi auguro vivamente che sia dato invece il giusto risalto alle figure di coloro che in
quegli anni hanno lottato in difesa della legalità e della democrazia, perché avevano giurato fedeltà ai valori istituzionali e per questo sono considerati dal “camorrista”’ dei nemici da eliminare. Come mio padre, Antonio Ammaturo, vicequestore della Polizia di Stato e Capo della Squadra Mobile napoletana, il cui omicidio, avvenuto a seguito di scellerati accordi tra apparati deviati dello stato, camorra e Brigate rosse, è a tutt’oggi un mistero italiano, una pagina buia della nostra Repubblica» dice la Ammaturo in una nota.

«Così come l’omicidio del vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia, che ha pagato con la vita il suo coraggio di opporsi al “camorrista” e come tanti, troppi altri che sono finiti uccisi semplicemente perché facevano il loro dovere. È necessario, a mio avviso, fare memoria degli esempi positivi di coloro che hanno combattuto con coraggio, fino all’estremo sacrificio, per un Paese più giusto e libero dal giogo della criminalità», conclude.