La ripresa demografica dell’Italia passa anche dal Piano di Ripresa e Resilienza che dedica risorse importanti nella promozione della natalità. Tra gli obiettivi perseguiti nel Pnrr c’è il sostegno alla genitorialità anche attraverso azioni in grado di favorire la conciliazione della vita familiare con il lavoro, in particolare quello femminile, nonché il contrasto alla denatalità.

Il Piano
In particolare, le missioni 4 e 5 del Piano mirano trasversalmente al miglioramento economico e sociale al fine di prevenire la vulnerabilità delle famiglie e dell’infanzia, migliorando l’empowerment della donna e riducendo le carenze nei servizi assistenziali.
La ripartizione delle risorse del Pnrr prevede che il 5% della dotazione complessiva del piano vada a favore di trasferimenti alle famiglie. In sostanza di parla di oltre 11 miliardi di euro per una serie di interventi per le famiglie, a titolarità di Ministeri e di Comuni, che provvederanno ad attuare le misure necessarie.
Il precedente governo Draghi ha compiuto un fondamentale passo verso un approccio integrato nelle politiche sulla natalità con il Family Act, approvato il 12 maggio 2022.
Si tratta, infatti, del primo progetto organico di riforma delle politiche per la famiglia, che fa leva su un potenziamento del sistema del welfare, tramite l’introduzione dell’assegno unico e universale, la revisione dei congedi parentali e il sostegno ai percorsi educativi dei figli, la sicurezza lavorativa, attraverso le misure di sostegno al lavoro femminile.

L’assegno
L’assegno unico e universale sta dando un corposo sostegno alle famiglie in un periodo di incertezza economica. Secondo l’ultimo aggiornamento INPS di ottobre 2022, tra marzo e settembre, sono stati erogati ben 8.534,9 milioni di euro. Elevato anche il numero di richiedenti: in media le richieste del beneficio sono state 5.233.614 ogni mese.
La recente manovra del governo Meloni ha previsto ulteriori interventi sull’assegno unico con un prima maggiorazione che interesserà tutte le famiglie: si tratta di un incremento del 50% dell’importo dell’assegno unico erogato nei primi 12 mesi di vita del figlio.
Oggi, infatti, l’importo massimo è di 175 euro, al quale si aggiunge una maggiorazione fino a 85 euro per il terzo figlio, senza però collegarla all’età del bambino.
Una seconda maggiorazione, invece, riguarderà di famiglie numerose composte da 3 o più figli e sarà pari al 50% dell’importo percepito e sarà riconosciuta per un periodo di 3 anni.

Il congedo
Altri strumenti sviluppati all’interno del Pnrr per favorire una migliore conciliazione tra attività lavorativa e vita privata sono il nuovo congedo di paternità obbligatorio che riconosce ai padri lavoratori dipendenti un permesso di 10 giorni con un’indennità giornaliera pari al 100% della retribuzione e il congedo parentale, ovvero un periodo di astensione retribuito dall’attività lavorativa, riconosciuto oltre a quello della maternità obbligatoria.
Sul congedo parentale, in particolare, il governo Meloni ha introdotto un mese di congedo facoltativo in più, retribuito all’80% utilizzabile fino al sesto anno di vita del bambino: finora poteva essere utilizzato entro i primi 12 anni di vita del bambino mentre l’indennità era pari al 30% della retribuzione.
Risorse importanti che indicano un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi decenni di disinteresse sui temi demografici ma che richiedono di diventare strutturali per avere una reale efficacia di lungo temine